fantasmi

Ci sono anche le città di Ancona, con il fantasma del Teatro delle Muse (imponente figura femminile dalle lunghe chiome) e Falconara Marittima, con il fantasma di Pietro Ferretti di Villa Montedomini, ma manca, purtroppo, il fantasma a me più caro, quello di Padre Orsi, il famigerato “Padronsi” della mia infanzia, quello che le mie zie minacciavano di chiamare quando i miei capricci diventavano proprio insostenibili. Costui era un frate francescano, pratico di scienza e medicina, che morì bruciato vivo nell’incendio del suo stesso laboratorio ed i cui passi qualche volta si dice che vengano ancora uditi da intrepidi serrani (verificati negativi all’etilometro), nelle stanze ormai deserte dell’ex monastero.
Ho molto giocato ai fantasmi, mai con i fantasmi. I fantasmi vanno presi sul serio.
In fondo anche il fantasma fasullo di Eduardo De Filippo si rivela molto piu’ reale di quelli evocati da Allan Kardec, il fondatore dello spiritismo o da Sir Arthur Conan Doyle, suo appassionato seguace, che sovente tradiva, con il tradizionale tavolino a tre gambe, la fredda e analitica razionalità del suo Sherlock Holmes.
Anche quest’ultimo, l’investigatore privato piu’ deduttivo e smaliziato di sempre, aveva però il suo fantasma personale: il Professor Moriarty, genio del male.
Penso che abbia ragione Charles Dickens quando nel “Racconto di Natale” ci presenta dei fantasmi che non sono comuni e banali ectoplasmi o poltergeist e non pesano esattamente 21 grammi, ma sono ugualmente fonte di angoscia e commozione per tutti noi viventi: Il fantasma del passato, il fantasma del futuro ed il fantasma del presente.
Il libro di Anna Maria Ghedina, dopo aver passato in rassegna spettri vari, castelli paurosi, grotte maledette (in cui viene caldamente sconsigliato di trascorrere la notte), cimiteri abbandonati e dimore fatiscenti, ma ancora stranamente abitate, si congeda beffardamente dal lettore con questa frase:
“E ora … potete spegnere la luce!”