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Paul Valery:

"IL MODO MIGLIORE PER REALIZZARE I PROPRI SOGNI E' SVEGLIARSI"

la luna

In occasione di uno dei miei primi compleanni da adolescente ebbi in regalo un cannocchiale retrattile 20x, di marca incerta ed altrettanto incerto futuro. Infatti mi fu “arrubbato”  poco tempo dopo da mano ignota e fetentissima. Purtroppo lo avevo negligentemente lasciato incustodito (pur nella sua custodia originale) in uno dei nostri rifugi ai margini del canneto e mai piu’ ritrovato. Mille anni dopo stessa sorte toccò in terra straniera ad un mio prezioso smartphone, ma questa è un’altra storia.

Gli strumenti ottici mi appassionavano ormai da tempo. Gia’ possedevo un microscopio 100x-200x-300x, poca cosa direte voi, ma in grado di farmi osservare con grande soddisfazione  i sorprendenti arabeschi biologici che la natura disegna in piante, fiori ed insetti appena colti o catturati e soppressi (unicamente per fini scientifici).

Con il nuovo cannocchiale sarei stato finalmente in grado di esplorare, oltre le finestre illuminate dei vicini,  quello che gli antichi chiamarono sfera delle stelle fisse e Giordano Bruno infiniti mondi. Purtroppo non fu cosi’.

Si dice che le privazioni subite nell’infanzia abbiano conseguenze nel successivo sviluppo della personalità.

Per tanti anni coltivai (ed ancora coltivo erba gatta in terrazzo) la mia passione per l’Astronomia (dimenticando ben presto l’indagine microscopica con grande sollievo di imenotteri, aracnidi, conifere ed angiosperme), facendo assurgere a mia personale bibbia  il libro di Paolo Maffei “Al di là della Luna” (vecchio testamento) ed il libro di Stephen Hawking “Dal Big Bang ai buchi neri” (nuovo testamento).

Passai correndo di telescopio in telescopio: riflettori & rifrattori & schmidt-cassegrain & solari & binoscopi. Finché un giorno arrivò Sua Maestà Takahashi, la Ferrari dei telescopi, il rifrattore apocromatico della vita, corredato di torretta binoculare Baader e montatura Vixen Sphinx.

Il lutto adolescenziale non solo era stato finalmente elaborato, ma anche definitivamente e  completamente rimosso (come il mio conto in banca).

Con il Takahashi potei viaggiare da Saturno a Marte senza pagare il biglietto a Vulcano, fermarmi a prendere un panino su Giove, fumare  una sigaretta ed ascoltare “Ashes are Burning” dei Renaissance tra i satelliti Medicei, visitare Andromeda senza avvertire alcun sisma, cercare sette coniugi per le Pleiadi, ammassare galassie e nebulizzare ammassi, scoprire incredulo come  Armstrong si fosse dimenticato la  tromba sulla Luna.

Proprio l’osservazione a forti ingrandimenti della Luna (300x) costituì, nelle chiare, fresche e limpide notti d’estate, la mia attività preferita.

Nonostante il Takahashi risultò però irrecuperabile l’ampolla con il mio senno perduto.

“Le lacrime e i sospiri degli amanti,
l’inutil tempo che si perde a giuoco,
e l’ozio lungo d’uomini ignoranti,
vani disegni che non han mai loco,
i vani desideri sono tanti,
che la più parte ingombran di quel loco:
ciò che in somma qua giù perdesti mai,
là su salendo ritrovar potrai.”

(XXXIV, 75)